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Lavoro ben fatto: Donne ultras regalano spensieratezza ai bambini di Istanbul

Calcetto, palestre e piscine per ritornare a sorridere

Era un dì di novembre, quando all'ombra del Vesuvio, il dottor Pisano scendendo le scale che portano da Via Orazio al Borgo di Mergellina, aprendo il cellulare viene colpito da una notizia inedita.


Non si trattava di bombe o attentati, si descriveva un piccolo palazzetto destinato al ''sorriso'' dei bambini meno fortunati di Istanbul. La cosa che colpì il grasso professore napoletano fu il nome dell'associazione fondata da un gruppo di donne ultras che organizzarono quel paradiso nell'inferno turco. '' Ci sono donne che amano gli smalti e donne che amano gli spalti'', questo il motto di quelle spledide donzelle.

Il ''The Guardian'' pubblicò alcune foto di quelle ragazze. Tutte molto affascinanti, dai visi vissuti e segnati dalle atrocità subite a causa dei numerosi attentati.

Il Dott.Pisano era solito ad escursioni ''pericolose'' e con il giornale sotto il braccio, sorseggiando il caffè decise di far visita a quell'associazione per scoprire cosa c'era di vero in quell'articolo.

Il sole, il rumore del mare che si infrangeva negli scogli e la maestosità del Castel dell'Ovo diedero il la alla fantasia del grosso uomo napoletano.

Il prof di Sociologia della Federico II iniziò a palare tra se e se dicendo:'' Chissà se tutte quelle parole coincidono con i fatti, se veramente quelle donne ultras danno una mano a quei ragazzi, e quanti saranno? Saranno ragazzi con problemi, violenti oppure persone umili e accoglienti? Sicuramente avranno occhi lucidi e situazioni tristi, piangeranno e forse nemmeno il pallone riuscirà a farli sentire persone normali dal momento in cui su quel l'articolo si parlava di un campo di calcetto. Ma poi dove mi dovrei avviare, li c'è la guerra, rischio attentati, io sto qua in questo paradiso terrestre. Ma chi me lo fa fare...''.

Dopo aver fantasticato e abbandonato l'idea di andare a trovare quei bambini Giovanni Pisano detto '' O' Spustat'' (il pazzo), cercando di farsi un selfie con il golfo di Napoli alle spalle, si guardò e disse:''Sono sociologo e devo andare li sennò è finita che mi chiamano ''O' Spustat''...''. Si recó in agenzia e in pochi minuti prenotò per l'indomani un volo per Istanbul.

01/11/2016 , il giorno dove si dovevano sfidare per un match di Champions League Besiktas vs Napoli dove ad accompagnare gli azzurri in quel di Istanbul c'erano ''pochi intimi'' tra cui il professore che però aveva tutte altre intenzioni.

La situazione politica turca era davvero disumana, all'aereoporto Ataturk di Istanbul successero cose pazzesche.

Rimase sconvolto da tutta quella polizia il prof di sociologia e iniziò a dire:'' E' snervante pensare alla scelta che ho fatto, rimanere li due notti da solo in Turchia cercando di interagire con l'associazione delle donne ultras turche ed analizzare il loro lavoro''.

L'avventura era appena iniziata quando ad un certo punto la polizia locale fece dirigere tutti verso la metropolitana- cosa insolita dal momento in cui i rapporti tra napoletani e turchi non sono iddillici-. Si guardavano tutti un po' sbalorditi, c'era qualcosa di strano nell'aria. Nemmeno a farlo apposta sugli scaloni della metro ecco apparire gli ultras del Besiktas. Era una trappola organizzata, il prof e il resto dei partenopei stavano per diventare carne da macello.

Erano due,trecento napoletani contro cinque,seicento turchi. Volava di tutto, bottiglie, fumogeni, razzi, bandiere, eravamo sotto assedio. Ci fu la ritirata napoletana quando all'improvviso si intravidero persone armate che li per li nessuno associò alla polizia in borghese ma si pensava fossero ultras turchi assatanati di violenza. Erano poliziotti in borghese, gli stessi che avevano dato il via libera per arrivare allo stadio tramite la metro. Fu organizzato tutto alla perfezione, li volevano morti questa era la verità.

Si fecero male i conti perché i napoletani dimostrarono di avere il sesto senso, capirono la situazione e velocemente risalirono nell'aereoporto dove fermi aspettarono i pullman.

La serata era iniziata davvero male, tra arresti e feriti , il signor Pisano cercò di recarsi in albergo.

Levanten Hostel, così si chiamava, era agghiacciante .

Arrivato all'ostello con quell'ansia che non aveva niente a che vedere con l'ansia da prestazione, se la stava facendo sotto dalla paura il napoletano. Era convinto che varcato l'ingresso di Lebanten Hostel era salvo, almeno fino all'indomani.

Si accinse ad entrare, superó la hall e arrivò alla reception.Guardandosi intorno vide tutte sciarpe del Fenerbache, gagliardetti, adesivi, c'era di tutto e quindi disse tra se e se :'' Ma quale salvo, qui sono tutti tifosissimi… mi ammazzeranno, che faccio? Scappo in camera come un coniglio o affronto la situazione?''.

Ovviamente il professore della Federico II era diventato paranoico, stava perdendo la testa sarà stata un po' la stanchezza, un po' la paura. Era esausto. Tanto esausto che abbagliato da tutte quelle scritte ''Fenerbache'' non guarò nemmeno chi fosse il receptionist. Una speranza c'era, la receptionist era una ragazza con una chioma bionda con gli occhi azzurri, sembrava un angioletto.

Gli diede i suoi dati e lei girandosi per recuperare la chiave della stanza gli diede le spalle per un attimo. Starete pensando che il prof malandrino fece cadere l'occhio sul fondoschiena? Vi sbagliate, dietro al collo aveva tatuato lo stemma del Fenerbache. Tremante il sig.Pisano prese con nervosismo le chiavi e con la velocità di Usain Bolt si recò in stanza dove chiudendo gli occhi disse:''Speriamo che è un brutto sogno e che domani andrà tutto per il verso giusto.'' Nemmeno il tempo di finire di parlare che crollò, fisicamente ma sopratutto psicologicamente, stava a pezzi.

L'indomani mattina verso le undici scese quelle duecento scale che la sera prima sembrarono dieci, e si accomodò al bar a fare colazione dove intravide l'angioletto tatuato della sera precedente.

Da quella ragazza non voleva nient'altro che informazioni, faceva parte di quella associazione, almeno così pareva.Si avvicinò con quel fare da riccone che non era e disse alla barista : '' Here, i pay all''. Guarò la bionda dagli occhi di ghiaccio che sorridendolo gli disse : '' Thanks loser''. La guardò e pensò:'' Io perdente? Ma guarda un po' a sta bastarda, non solo gli ho pagato la colazione si permette pure di trattarmi così…'' .

Passarono quei venti secondi dove dal nervoso si mangiò 3 cornetti, quanto la ragazza si avviciò e gli fece :'' Sto scherzando dai, ridi ogni tanto che non si paga…''. Il professor Pisano si fece una risata sarcastica e innervosito si alzò dirigendosi verso l'uscita del bar.

Pioveva purtroppo e decise di aspettare almeno che cessasse di piovere per cercare il momento più propizio per chiedere a quella ragazza se faceva parte di quella maledetta associazione.

Aspettò circa una quindicina di minuti ma la pioggia non diminuiva, aumentava e tutto ad un tratto la receptionist munita di ombrellone gli passò affianco facendogli capire che voleva essere seguita.

Fece due, tre metri di corsa per raggiungerla, la tirò per un braccio e le disse:''Hey fai parte di questa associazione?''. Con l'Iphone in mano il napoletano gli fece vedere l'articolo che lo portò da quelle parti. La ''principessa Sissi'' appena vide quella foto disse: ''Si sono una delle fondatrici, siamo 31 ragazze che non amano gli smalti ma vivono di spalti, gli spalti del Sukru Saracogli, il tempio del Fenerbache…''. Pisano non sbaglia mai pensò il prof , aveva capito tutto, faceva parte di quella associazione l'angioletto tatuato.

Camminando insieme ad Aliye,questo era il nome della bionda donzella, intravede una scritta sul polso sinistro della ragazza: ''Hicbir stand sirlarinda''.Cercó di decifrare ma davvero era turco, indecifrabile e vista la riservatezza che ogni tatuaggio ha si feci coraggio e gli domandó cosa significasse e lei disse :'' Dottore guardate quella scritta la teniamo tatuata tutte e 31, significa no smalti si spalti. Fu il mio primo tatuaggio, oggi ho 28 anni, lo feci 8 anni fa insieme a Adu e Ulker le altre due ragazze con le quali ho ideato il gruppo. L'idea nacque perchè sia io che Adu impartivamo gratis lezioni di Inglese, pallavolo e boxe a casa mia e nella palestra di mio fratello. Avevamo bisogno di fondi per portare avanti il progetto e per continuare ad aiutare i ragazzi e le ragazze più bisognose del quartiere. Pensammo di costruire un gruppo di donne ultras, visto che da queste parti il calcio è vita non solo per gli uomini e quindi passo dopo passo eccoci qui,188 iscritti che con offerte libere ci aiutano a portare avanti i nostri progetti. Ti starai chiedendo perché l'Inglese? L'Inglese oggi è alla base del lavoro, dal momento in cui qui futuro non c'è cerchiamo di insegnare l'Inglese per far evadere le persone da questo paese pieno di soprusi e senza libertà. Mio fratello Hakan mi ha aiutato molto, lui fa parte degli ultrà del Fenerbache, è un perno di quella tifoseria… Ha una mente molto aperta, ha vissuto in Germania parecchi anni e si è evoluto dando a me e alle mie amiche uno spazio allo stadio dove poter tifare. Qui ci sono tanti retrogradi, le donne non valgono nulla, in alcune zone non possono nemmeno camminare da sole per strada e noi grazie al calcio non solo stiamo dimostrando che c'è parità tra uomo e donna ma stiamo inculcando alle nuove generazioni questi principi sempre omessi nella nostra tradizione. Siamo quelle a cui non piace togliere il disturbo, lottiamo per i nostri diritti senza abbassare la testa e vogliamo tramandare questa mentalità, dallo stadio alla quotidianità..''.

Dopo il discorso di Aliye il professore dimenticò la situazione della notte precedente e rimase sbalordito da tanta organizzazione e passione. Nella nottata della partita il grasso prof era arrivato ad odiare la Turchia e la sua gente, il giorno dopo avendo ''interrogato'' Aliye si ricredette. Si vive di luoghi comuni pensò, anche a Napoli si dice che i Quartieri Spagnoli fanno paura ma invece non sono affatto pericolosi, ogni palazzo ha una storia a se, gente cordiale super felice che si toglie un pezzo di cuore e te lo regala come se nulla fosse.

Era passata circa una mezz'ora abbondante, avevano fatto una maratona di otto chilometri circa ma finalmente erano arrivati nella palazzina delle donne ultras, dove c'erano tanti ragazzi che avevano solo bisogno di affetto.

Era una specie di villetta distante dal centro, formata da due piani con terrazzo e due grandi slarghi davanti e dietro la casa.

I due spazi esterni venivano usati per allenare i ragazzi e le ragazze per i tornei di pallavolo, c'erano legati ad un paio di pini tre, quattro sacchi da boxe e poi signori miei entrando nella villetta venivi subito colpito da questa mega piscina dovo i più piccolini imparavano a nuotare. Era un posto fantastico, fatto apposta per i meno fortunati.

Entrato in quel paradiso il dott. Pisano rimase affascinato dalla civiltà e dal rispetto che avevano le persone verso le altre.

Era attaccato un po' da per tutto, il manifesto del ''saper stare insieme'' , così era intitolato. Era un posto di lavoro serio dove tante ragazze donavano il proprio tempo per il bene di quei ragazzi.C'erano dieci regole alle quali chi voleva far parte di quella famiglia doveva rispettare senza se e senza ma. Ecco l'elenco di tali regole:

1) Aiutare i più piccoli

2) Rispettare il sesso opposto

3) Libertà di pensiero senza però arrivare all'offesa

4) Studiare prima di svolgere attività fisiche

5) Usare la cuffia in piscina

6) Non alzare le mani

7) Rispettare la propria ''casa''

8) Fare la raccolta differenziata

9) Guardare il Fenerbache

10) Imparare a memoria l'inno del Fenerbache

Quel foglio era la Bibbia per quei ragazzi, era una sacra scrittura e guai a chi non la rispettava.

Appena Pisano lesse quel manifesto Aniye si accorse dell'interesse del prof e con stupore gli disse : '' Hey , sei dei nostri ? Ci sei o stai dormendo? Che hai sei rimasto incantato dal nostro poster ? Qui siamo gente seria, insegniamo a tutti i ragazzi il saper stare insieme..''.

Assolutamente si pensò, era un'educazione innovativa e dava i suoi frutti. Tutti rispettavano tutti.

Aniye e le sue amiche hanno impostato il loro lavoro di ''maestre di strada'' basandolo sulle esperienze, le impressioni e le scelte dei ragazzi e dunque gli obiettivi di riflessione critica, autonomia e consapevolezza sono stati ricercati più attraverso la pratica e l'applicazione che non attraverso lo studio di singoli contenuti disciplinari a cui poi si accede in un momento di sintesi successiva. In pratica e come se per studiare lo sviluppo della democrazia avessimo prima simulato un parlamento e poi definito le fasi dell'iter legislativo, continuando poi a confrontare quanto sperimentato con la realtà della vita della classe, del paese ecc.

La loro idea è che certi obiettivi educativi non possono essere trasmessi in maniera automatica in contenuti disciplinari e ancor meno possono essere spezzettati ed appresi nel corso di un progetto scolastico, ma in qualche maniera vanno vissuti, sperimentati e digeriti attraverso percorsi di riflessione significativa. Insomma non si diventa democratici studiando la democrazia.

La super bionda dagli occhi color ghiaccio presentò le sue ''colleghe al grasso Prof : Adu, Ulker, Jadina, Alis.

Gli diedero il benvenuto e gli iniziarono a parlare del loro''metodo'' di insegnamento, in una situazione non del tutto semplice come quella di quei ragazzi in quel paese. Jadina iniziò col dire : ''A noi ragazze spetta il compito di creare il contesto nell'ambito del quale i ragazzi possano trovare le ragioni e le motivazioni per estendere l'unicità di cui sono portatori alla molteplicità cui possono tendere e riconoscersi, fino a diventare una vera e propria comunità dell'apprendimento…''. Queste erano parole dettate dal cuore, la giovane turca si emozionava nel dirle, era parte integrante di quel magnifico progetto ultras e li il buon Pisano stava quasi per commuoversi.

Guardò quelle quattro maestre di vita che parlavano anche per le altre 27 che non erano presenti, e disse: ''Ragazze ma voi oltre che per il sociale per cosa fate tutti questi sacrifici ? Siete sponsorizzate? Molte famiglie sono a conoscenza delle vostre iniziative ? I giornali ne parlano di tutto ciò oppure dicono solo che gli ultras del Fenerbache sono violenti, sono teppisti ?''. Alis entrò in ''tackle scivolato'', a gamba tesa come diremmo in Italia e a gran voce esclamò :'' Facciamo tutto ciò per far immaginare a questi ragazzi un'altra possibilità, una direzione ulteriore da prendere , un destino di cui poter essere autori… Abbiamo creato questa associazione che però tanti vorrebbero distruggere.I nostri modi di fare , non a tutti piace la nostra mentalità, la nostra democrazia, il nostro essere uguali senza distinzione di etnia, colore, religione… Dei giornali che parliamo a fare, sono manipolati dal governo e penso di aver detto tutto.''

Alis ragazzina di 22 anni aveva detto veramente tutto, e fiero di tali conoscenze Pisano fu accompagnto al piano superiore dove c'erano lo studio di Hakan ( fratello di Aniye e cofondatore di tale iniziativa), e un piccolo spazio dedicato alla visione dei match dell'amatissimo Fenerbache che non dimentichiamo è richiamato in ben due regole fondamentali del manifesto di cui abbiamo ampiamente parlato prima.

Muri pieni di bandiere, stendardi e sciarpe giallonere, foto ricordo in cui intravidi gente del calibro di Walter Samuel, Roberto Carlos, Robin Van Persie, tutta gente che ha scritto la storia del calcio moderno.

Al Prof tornò l'ansia, si immaginava Hakan come un Ivan Drago dei poveri, ragazzo tutto di un pezzo, muscoloso e cattivo.

Arrivato fuori l'ufficio le ragazze lo salutarono e ritornarono a fare i loro doveri mentre il prof Pisano preso dal panico rimase li per una trentina di secondi a pensare in che modo doveva esordire.

Si scrolló di dosso la paura e senza bussare da buon maleducato aprii di botto la porta. Di fronte a se c'erano una marea di bestioni a petto nudo che intonavano : '' Fenerbache...Fenerbache...Fenerbache''. Oh mio dio pensó, li sotto tutti tranquilli, le regole il manifesto e qui si urla a squarciagola facendo cagare addosso il primo che apre quella dannata porta? Si era così, quei cani da presa cantarono ininterrottamente per cinque minuti quel coro. Appena finirono lo spettacolo da vero napoletano il prof applaudii e con tono altezzoso disse: '' This is all ? A Napoli facevamo crollare la palazzina''.

Esordii così perché nel Rione Santa Lucia dove era cresciuto gli insegnarono che ''chi non ci prova non fa l'amore con le belle femmine'', chi non rischia non vince per intenderci.

Lo guardarono tutti un po' spiazzati, si aspettavano forse un cane con la coda tra le gambe ed invece '' il prof si era portato la bella donna a letto'' stando al detto di casa sua.

Si avvicinò un ragazzo scuro con un dragone tatuato sul collo e con il paradenti in bocca, fissó l'ansiano professore ridendo finché non gli disse '' Napoletano eh? Mafia eh? Camorra eh ? Il gioco è finito, sei capitato nel posto sbagliato…''.

Le pensó di tutti i colori, inizió dal fatto che quella maledetta bionda e tutta quella roba era solo un teatrino per ingannarlo, pensó che erano tutte frottole e che in fondo erano veramente dei vermi schifosi quei Turchi maledetti. Non passò molto, nemmeno un minuto che però nel suo cervello il diventò un decennio, arrivó a pensare mal che vada mi fanno fuori. Inizió a sudare freddo, dentro era una pecorella smarrita ma fuori, tranne che per il sudore, cercava di apparire come un leone.

Quel bastardo di fronte a lui era Hakan, se ne accorse perché sulla scrivania alle sue spalle aveva una foto con Aniye, quel farabutto si girò verso i suoi simili e con un fischio assordante diede un comando. Di li a poco erano tutti seduti a terra che guardavano il prof e Hakan, proprio come fosse un Colosseo, il vecchio e quel bastardo eravamo i gladiatori.

Ragazzi il prof stava per svenire quando la ''Spugna'' della situazione, l'aiutante ubriaco di Hakan iniziò a cantare e con lui tutti e trenta , quaranta omoni iniziarono a saltare. Era incomprensibile quello che stavano dicendo ma talmente del frastuono che stavano facendo si aprì di colpo la porta dell'ufficio, era Aniye che con il sorriso stampato sulle labbra disse : '' Prof Pisano ma avete visto che grande accoglienza? Stanno cantando per lei, dicono benvenuto tra noi fratello..''.

Ancora doveva realizzare il vecchio prof Pisano ma comunque il peggio era passato e quindi inizió a riprendere colore. Saltó a più non posso con i ''fratelli'' del Fenerbache ma dentro di se voleva far presente ad Aniye che suo fratello e gli amici cantavano in turco e lui onestamente non poteva capire cosa gli stavano dicendo.

Hakan e company l'avevano preso per i fondelli e ci riuscirono alla grande.

Pisano si accomodó su una poltrona di pelle marrone davvero comoda e inizó a rilassarsi. Chiese allo scagnozzo di Hakan un bicchiere d'acqua che gentilmente gli portarono all'istante.

Aveva di fronte a se i temutissimi ultras del Fenerbache e non sapeva da dove iniziare.

Il prof guardó quella gente e disse:"Questo è il vostro posto di lavoro, buttate il sangue tutti i giorni per 365 giorni l'anno, avete ragazzini di qualsiasi età, fate un lavoro spettacolare, siete da prendere da esempio...".

I ragazzi rimasero davvero commossi da quelle semplici parole del professore napoletano che aveva reso importante il loro lavoro, cosa che da quelle parti pochi facevano.

Salutó i fenomeni del piano superiore e si catapultó al piano inferiore dove voleva salutare le mitiche ragazze che odiavano gli smalti.

Prima di salutare assistette ad una scena davvero toccante, Aliye era alle prese con un ragazzo disabile al quale stava insegnando a nuotare. Che meraviglia, un ragazzino che non veniva deriso da nessuno ma che anzi tutti invogliavano a compiere l'impresa, nuotare senza braccioli.

Il prof si avvicinó alle super donne e le ringrazió della splendida giornata che gli avevano fatto passare, dove imparó davvero milioni di cose ma la più importante fu la consapevolezza. Un mondo più consapevole ha più identità e più senso, è più inclusivo e più giusto, è un mondo che riflette di più, dove c'è più conoscenza, più accortezza, più profondità, più accuratezza, più disponibilità a valutare ragioni e punti di vista diversi, più capacità di trovare soluzioni e risolvere problemi, più possibilità di prendere decisioni orientate al bene comune.

Il suo viaggio in terra turca si stava per concludere, ormai era calato il sole e la notte stava per arrivare. Poche ore dopo la mezzanotte gli spettava prendere l'aereo di ritorno per Napoli.

Non vedeva l'ora di riassaporare la sua pizza, il ragù e mammà, la sfogliatella di Pintauro a Via Toledo, ma sopratutto non vedeva l'ora di raccontare a tutti i suoi alunni quel posto idillico fatto di lavoro ben fatto e voglia di fare.

Il lavoro esiste in ogni cosa che ognuno fa nella propria vita, consiste nel non rimanere fermi a poltrire ma mettersi in gioco in qualunque cosa. Dall'aiutare la donna anziana ad attraversare a creare una palazzina per persone bisognose come le donne ultras turche della mia storia.Ogni gesto è lavoro, se poi aggiungi grinta, umiltà, voglia di fare e determinazione il semplice lavoro diventa lavoro ben fatto, che rappresenta quel quid in più che ti permette di farti alzare la mattina dal letto con il sorriso e con quella fierezza che tutti noi dovremmo avere.