Alla ricerca del lavoro perduto

La mia è una storia come tante di "travaglio lavorativo", trovarsi in un limbo in cui ci si adegua a fare tutto quello che si trova, perché la crisi non ci consente di fare quello per cui abbiamo studiato e quello che è il lavoro dei nostri sogni, ma si continua a sperare, a seminare e seminare e alla fine, seppur tardivo il raccolto arriva e si inizia a raccogliere soddisfazioni. Un racconto che invita tutti a non mollare, perché se ci impegniamo e ci crediamo possiamo riuscire a fare il lavoro dei nostri sogni, quello che ci appassiona e che ci da soddisfazione.

Spesso la strada da percorrere non è così semplice, e non sto parlando della crisi, del lavoro che non c’è e via dicendo...intendo proprio che è difficile veramente capire cosa si vuole fare da grandi. Io non lo sapevo chi e che cosa volevo diventare da adulta, avevo tante idee in testa, troppe! Ma la voglia di fare era tanta ed il senso di indipendenza prevaricante, perciò ho iniziato a lavorare a 15 anni come aiuto cuoca in un ristorante sul lago di Levico, facendo su e giù da Pergine con i mezzi pubblici. Dopo un paio di stagioni sono passata a fare la cameriera, sempre lì e poi in un albergo sempre nella cittadina termale. La maturità mi ha fatto saltare parte della stagione, ma alla fine sono riuscita a trovare occupazione come cameriera in montagna, dopo gli esami e dopo una prima esperienza da promoter. Finito il liceo mi sono trovata a dover decidere quale università scegliere, ma onestamente non ero convinta, tant’è che nel giro di un anno ho cambiato. A lettere, iscrivendomi poi a Beni Culturali ho trovato un mondo che mi ha appassionata, sono riuscita a fare ancora un paio di stagioni estive e a lavorare sempre come cameriera, anche durante la stagione invernale. Poi però, se volevo laurearmi in tempi brevi, dovevo effettuare il periodo di tirocinio previsto dal piano di studi e quindi ho rinunciato all’estate da cameriera per avviare un tirocinio da restauratrice.

Questo lavoro mi ha appassionata fin dal primo momento, perché all’arte e alle materie più prettamente umanistiche, affiancava la chimica, una delle materie che negli anni del liceo mi ha sempre appassionata fortemente. Finito il tirocinio mi rendo disponibile per continuare a collaborare con il laboratorio di restauro e vengo assunta con un contratto part-time, niente di più bello direte voi, ma la vita dell’apprendista restauratore è assai dura. In primis dovevo fare tantissimi km per raggiungere la sede di lavoro, e così volavano via circa 3 ore a giornata lavorativa sui trasposti pubblici, in secondo luogo mi sono ben presto resa conto che questo lavoro che tanto mi appassionava è quello che si potrebbe definire lavorare per la “vanagloria”, perché appena dici che fai la restauratrice tutti rispondono “wow, che bellissimo lavoro, vorrei farlo anch’io”, ma vi assicuro che lo dicono senza cognizione di causa. Purtroppo il lavoro del restauratore in Italia non è assolutamente considerato, non esiste un CNL per i restauratori, che vengono assunti con i contratti più disparati e salvo chi lavora esclusivamente nel restauro edilizio, di solito ricevono paghe da fame. Al mio lavoro part-time di 24 ore a settimana, corrispondeva uno stipendio mensile di 330-350 €, non è uno scherzo, avete capito bene, guadagnavo 3,50 € l’ora! Ma quello che mi lascia basita è che per quella misera paga, respiravo polvere, benzina e prodotti non salutari da inalare e passavo ore in cantiere al freddo e al gelo, eppure nonostante le condizioni difficili amavo quel lavoro.

Però poi bisogna fare i conti a fine mese, con quello stipendio non riesci a campare, lo stress da tesi si fa sentire e ti ritrovi a pensare che è il caso di licenziarsi e di trovare un lavoro in città, dove ormai risiedi.

E così rendendomi disponibile presso le agenzie interinali, trovo occupazione nel periodo dei mercatini natalizi e qui ho l’occasione di conoscere chi mi offre una nuova occasione lavorativa: divengo così un’apprendista segretaria in un’agenzia di organizzazione eventi e servizi hostess, promoter e biglietteria per concerti. Un altro lavoro a dir poco interessantissimo, che mi ha dato la possibilità di imparare moltissimo e che ha affinato le mie abilità organizzative. Ma anche qui c’è un ma; questo lavoro di 36 ore settimanali mi lasciava poco tempo per poter studiare e proseguire con il biennio specialistico, cui mi ero iscritta. Non ci crederete, ma sono tornata a cercare lavoro come restauratrice e grazie al professore con cui ho discusso la tesi triennale (ovviamente a tema restauro), lo ho trovato e questa volta l’inizio è stato segnato da un contratto edile e quindi da una paga decisamente più adeguata (ma non esaltiamoci è durata circa 16 mesi poi sono tornata al contratto del legno). Pur lavorando 40 ore a settimana, riuscivo a studiare alla sera e nei fine settimana e nel giro di un anno e mezzo sono riuscita a finire gli esami. Ma poi la convivenza ed una storia lunga già diversi anni ha portato la piccola Agata, relegando in secondo piano quella tesi di laurea che sono riuscita a discutere con a fianco mio marito e la mia cucciola di 21 mesi, dopo essermi licenziata dal lavoro di restauratrice che per tanti versi non riuscivo a far conciliare con una bimba piccola ed una tesi in sospeso che non intendevo procrastinare ulteriormente.

Il 31 marzo 2011 mi sono laureata ed il giorno successivo ero già in ansia chiedendomi che cosa avrei fatto dopo. Le ricerche di una nuova avventura hanno dato buoni frutti in tempi ridotti, il placamento dell’Università di Trento in collaborazione con il Ministero e ItaliaLavoro offriva la possibilità di uno stage post laurea ad Arte Sella, un luogo che avevo già conosciuto e dal quale ero affascinata. Il colloquio si è svolto il giorno del mio compleanno ed in serata erano già stati comunicati gli esiti: uno splendido regalo di compleanno.

Iniziano così sei mesi di una splendida esperienza, che purtroppo non ha avuto un seguito, e questo mi ha fatto stare molto male. Inizia la trafila dell’invio di centinaia e centinaia di curriculum, lavori occasionali come hostess e promoter, cameriera a chiamata nei fine settimana e lavoro stagionale.

La vita è un sali scendi pazzesco e a volte richiede un’infinita pazienza, ma ci sono anche casi fortuiti che un poco aiutano; è così che ho iniziato a collaborare con le associazioni, proponendo laboratori per bambini, trovando anche altri lavoretti, anche se di poche ore, riuscendo ad avviare un progetto in Apt, ma tutto questo con al seguito un bimbo di pochi mesi, cha ha reso il tutto un tantino difficile. Ma è dura rinunciare ai propri sogni e alla propria voglia di indipendenza e così, anche se fisicamente distrutta dalle continue notti in bianco, sono andata avanti con i diversi progetti e le diverse collaborazioni che si sono ulteriormente ampliate, fino a portarmi lì, dove avrei sempre voluto arrivare.

Alla veneranda età di 33 anni, quando Cristo moriva, io finalmente capivo che cosa volevo fare nella mia vita, ed ho iniziato a concentrare le mie energie tutte lì, anziché disperderle in mille progetti e realtà che non mi davano realmente soddisfazione.

Ad oggi, quasi 35 anni sono un educatrice museale, che è felicissima di collaborare con diverse realtà, come il Museo Diocesano Tridentino e il Bersntoler Kulturinstitut, mi occupo anche di docenza all’Università della terza età e del tempo disponibile (Utetd), scrivo articoli per una rivista mensile e spero di ottenere in estate il tesserino. Tutti questi lavori, che svolgo da libera professionista, mi danno un immensa soddisfazione, mi fanno incontrare ogni giorno molte persone, diverse classi di scuole del Trentino ogni settimana, studenti che frequentano i miei corsi e interessantissime esseri umani che conosco e intervisto per i miei articoli. Non ho la stabilità di un posto fisso e lo stipendio non arriva regolare al 10 del mese, ma sono soddisfatta di quello che faccio e lo faccio con grande passione che le persone riconoscono e apprezzano.

E’ stato un percorso difficile e ricco di ostacoli, che finalmente dopo tanto seminare sta dando i suoi frutti, ora conduco percorsi che attraversano la città di Trento, facendo conoscere agli studenti luoghi che vedono passando, ma che non si sono mai fermati ad osservare nell’intento di capire e di conoscere la storia, quel grande bagaglio di avvenimenti che ci ha preceduto e che ci può aiutare a guardare avanti, imparando dal passato per investire nel presente. Non è semplice gestire le diverse collaborazioni, considerato anche che ho una famiglia e due bambini ancora piccoli, ma mi impegno al massimo e sono soddisfatta del mio lavoro, perché nel mio piccolo contribuisco all’arricchimento culturale della nostra società, ed io stessa ogni giorno imparo e scopro qualcosa di nuovo. Sono un’anima curiosa e vorace, amo conoscere persone, condividere con loro le mie conoscenze ed apprendere qualcosa di nuovo, da loro o attraverso libri, film, spettacoli teatrali, riviste; per me non c’è nulla di più bello ed entusiasmante, è questo il carburante che mi tiene attiva ed operativa ogni giorno, sempre pronta per nuove collaborazioni e nuovi progetti.

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marzo 2017